Come stavamo ieri

Come stavamo ieri

Nichilismo tra marche da bollo e sigarette. Pessimismo realista tra schedine e gomme da masticare. Si stava meglio quando si stava peggio? Non necessariamente: ecco quando si stava meglio sul serio.

24 Novembre 2006

Facciamo un po' di silenzio, deve aver pensato quell'incrocio tra Platinette e Crudelia De Mon che ho davanti. Sovrappeso quanto basta per non spezzare un tacco dieci un po' zeppato, trucco a dir poco pesante, sciarpa di pelo di Wookie albino (quasi sicuramente sintetico) al collo, pacchetto di Philip Morris light extra desolatamente vuoto che fa capolino dalla borsa di Braccialini a forma di coniglio con gli occhi spaventati.

D'altra parte, il tema libero "il freddo non è ancora arrivato quest'anno" sembra esaurito: la colpa, in meno di un minuto, è stata equamente divisa tra i ritardi delle Ferrovie dello Stato, il buco nell'ozono e il nuovo governo di centro-sinistra. L'aver ridotto a una rosa di tre candidati la ricerca di un capro espiatorio per il fatto, così destabilizzante, che la mattina respiri e ancora non ti si forma davanti l'aria condensata sembra molto rassicurante, dal suo punto di vista.

Facciamo un po' di silenzio, deve aver pensato: solitamente è il modo migliore per uscire da un argomento che non decolla. Dieci secondi, non di più: poi si può passare ad altro. Ad esempio un grande classico della conversazione come: "certo che una volta si stava meglio".

  • Certo che una volta si stava meglio...

Di là dal banco gli risponde la stessa voce, con il suo tono metallico standard.

  • Dico, sta scherzando? certo che una volta si stava meglio. Pensi solo a ottant'anni fa!

Plunk

Non è da me: io ascolto, in genere. Il problema è che, quando una contraddizione evidente ha pure la faccia come il culo di presentarsi nella forma di una frase detta tanto per dire, al mio cervello cascano le braccia. Proprio così: si staccano, guardano giù durante il breve volo (qualche centimentro, niente di che) e poi atterrano in qualcosa di liquido (materia cerebrale, lacrime, birra — che ne so, io).

PLUNK, fanno: suono onomatopeico. Come una moneta in una pozzanghera.

Il problema è che questa volta devono aver fatto PLUNK più forte del solito, che si è sentito anche dall'esterno: il proprietario della solita voce, opportunamente corredata dalla solita faccia, mi sta infatti guardando incuriosito.

Non è da me: io ascolto, in genere. Però questa volta devo dirlo, anche solo per mascherare qualsiasi altro eventuale PLUNK che il mio cervello si dovesse trovare a produrre nel giro dei pochi minuti successivi.

  • Ma lei mica c'era, ottant'anni fa.

La risposta giusta

Poteva essere qualunque cosa: poteva essere la semplice constatazione di un dato di fatto, poteva essere una sonora presa per il culo, o anche soltanto un tentativo di spostare un dialogo banale in una zona un leggermente più surreale. Poteva, ma lui non sembra interessato a quello che poteva.

A volte capita, che c'hai in mano la risposta giusta: nel mondo ci sono così tante domande che statisticamente c'è, in effetti, la possibilità che tu ce l'abbia davvero, una risposta giusta. Il difficile è trovare qualcuno che ti faccia la domanda adatta.

Sono io quello, oggi: quello della domanda.

Lui infatti scandisce bene le parole, quasi ringraziandomi con gli occhi.

  • E lei neppure. Appunto. Stavamo meglio, no?

Realizzo subito che il ragionamento — a modo suo, drammaticamente — non fa una piega:

Si stava meglio quando non si stava.

È questa la conclusione che si deposita a terra senza rimbalzare.

E buona giornata a tutti

Io non so: sarà che a passare l'esistenza tra un contenitore di Brooklyn e una parete multicolore di pacchetti di sigarette un po' di fiducia in quella cosa nota ai più come vita la perdi, sarà che un tipo come lui in trent'anni di attività avrà venduto tanti di quei piccoli pezzi di tumori quotidiani che non può permettersi sensi di colpa, sarà che non c'è il mare a Praga.

Sarà.

Ma come riesce a rovinarti la giornata un tabaccaio, se uno ci pensa, non ci può credere.

Extra-comunitari
Critica costruttiva